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PAOLO FRESU – LericiLive 18

Piazza San Giorgio - Lerici SP
4 luglio 2018

PAOLO FRESU DEVIL QUARTET

Paolo Fresu (tpt, flh, eff) – Bebo Ferra (g) – Paolino Dalla Porta (cb) – Stefano Bagnoli (dr)

Devil… oltre le buone invenzioni dell’Italian Style

Abbiamo voluto lasciare quale aiuto a questa presentazione, una parte dell’azzeccato titolo di un articolo del compianto Vittorio Franchini, il quale etichettò la proposta del quartetto di Paolo Fresu quale una “buona invenzione dell’Italian Style”.
I saggi sanno bene che non è cosa buona quel “dormire sugli allori” che invece viene spesso perseguito addirittura come modello da gran parte della musica commerciale contemporanea. Onore dunque a Fresu e a questo straordinario gruppo che, dopo un’alba “elettrica” sulla scia della fortunata precedente esperienza del leader con il quartetto Angel, trovò nuova linfa creativa con, appunto, i nuovi “Devil”. E i “diavoli” protagonisti di questa nuova avventura, hanno davvero macinato tanta esperienza e tanta strada nei territori della musica del nostro tempo. Dunque, dopo il già citato inizio elettrico e mosso, attraverso l’idea tutta di Fresu di un nuovo senso di musica “meticciata” o – come la definisce lui stesso, “melangé” – molti si domandavano da tempo dove avrebbe potuto approdare la musica del quartetto. Ebbene Fresu, Ferra, Dalla Porta e Bagnoli sorprendono ancora proponendo quello che sembrava essere stato il gruppo sostanzialmente più “elettrico” del jazz italiano degli ultimi anni, in una versione completamente acustica, ribaltando canoni e abitudini e anche le sonnolente abitudini di molti critici che trovano semplice etichettare velocemente un progetto. L’idea semplicemente “nuova” di Fresu è dunque quella, per certi versi spiazzante, di dare alle stampe un lavoro discografico decisamente diverso dai precedenti che proprio nel fatto di essere un disco completamente acustico e quindi suonato con strumenti completamente acustici (comprese le chitarre di

Bebo Ferra e l’uso delle sole spazzole di Bagnoli, del quale uso è un riconosciuto vero maestro) ha il suo punto di forza.
Riprendendo alcune parole del famoso articolo di Franchini, in realtà “solo di jazz si tratta, sia pur spinto avanti…”. Ecco, Franchini aveva visto avanti, sondando le potenzialità di questo incredibile combo capace di intrecciare linguaggi ed energia come davvero pochi altri. I dialoghi di Fresu con tre autentici assi dell’Italian style (termine coniato dal giornalista e musicologo lombardo) restano dunque quelli di altissimo livello qualitativo al quale il gruppo ci aveva abituato. Solo la sostanza viene traslata in territori nuovi e allo stesso modo creativi, sia nei momenti mossi che in quelli più propriamente lirici o melodici. I termini non sono cambiati e, insieme alla consueta vera arte di un Dalla Porta in sistematico stato di grazia e all’incredibile inventiva di un Bagnoli che sembra migliorare e crescere di giorno in giorno si aggiunge la versione semplicemente perfetta del “modus” del fraseggio acustico di Bebo Ferra, alle soglie dell’olimpo chitarristico moderno.

Di Fresu, infine, niente di più da dire se non far notare che sembra avere il dono della quasi infallibilità, proponendo il suo unico suono a disposizione di un lavoro che sembra essere stato creato per rispondere con

i fatti alla celebre massima di Fedor Dostoevskij, per il quale solo la bellezza salverà il mondo. ***

Paolo Fresu:

(tromba, flicorno, effetti)

 

La banda del paese e i maggiori premi internazionali, la campagna sarda e i dischi, la scoperta del jazz e le mille collaborazioni, l’amore per le piccole cose e Parigi. Esiste davvero poca gente capace di mettere insieme un tale abbecedario di elementi e trasformarlo in un’incredibile e veloce crescita stilistica.
Paolo Fresu c’è riuscito proprio in un paese come l’Italia dove – per troppo tempo – la cultura jazz era conosciuta quanto Shakespeare o le tele di Matisse, dove Louis Armstrong è stato poco più che fenomeno da baraccone di insane vetrine sanremesi e Miles Davis scoperto “nero” e bravo ben dopo gli anni di massima creatività.
La “magia” sta nell’immensa naturalezza di un uomo che, come pochi altri, è riuscito a trasportare il più profondo significato della sua appunto magica terra nella più preziosa e libera delle arti.
A questo punto della sua fortunata e lunga carriera, non serve più enumerare incisioni, premi ed esperienze varie che lo hanno imposto a livello internazionale e che fanno sistematicamente ed ecumenicamente amare la sua musica: dentro al suono della sua tromba c’è la linfa che ha dato lustro alla nouvelle vague del jazz europeo, la profondità di un pensiero non solo musicale, la generosità che lo vuole “naturalmente” nel posto giusto al momento giusto ma, soprattutto, l’enorme ed inesauribile passione che lo sorregge da sempre e che lo sta motivando, dopo la boa dei cinquant’anni e l’età della saggezza dietro l’angolo, a pensare anche a ciò che ha intorno, valorizzando ad esempio come nessun altro artista contemporaneo le linfe vitali dei giovani artisti, spesso esemplificate nell’esperienza della sua Tǔk Music, etichetta discografica pensata e creata proprio per dare aiuto a tanti nomi nuovi ed eccellenti del nostro presente.
Il presente di Paolo è una ormai classica turbinosa realtà, ovvio e degno segno dell’artista onnivoro e creativo che tutti riconoscono in lui.

Bebo Ferra: (chitarra e composizione)

Nato a Cagliari, intraprende lo studio della chitarra all’età di nove anni indirizzando gran parte della propria ricerca musicale nell’ambito jazzistico, diventando uno dei massimi esponenti della chitarra jazz in Italia e in Europa.
Ha collaborato con tanti esponenti di spicco del jazz italiano e internazionale, tra i quali Paolo Fresu, Alex Foster, Andy Sheppard, John Clark, Enrico Rava, Enrico Pieranunzi, Steve Grossmann, Maria Pia de Vito, Billy Cobham, Dedè Ceccarelli, Rita Marcotulli, Franco Ambrosetti, Franco D’Andrea, Mark Nigthingale, George Robert, Emanuel Bex, Carol Welsman, Danilo Rea, Eddie Martinez, Gianluigi Trovesi e altri.

Ha inciso un centinaio di dischi, di cui una ventina come leader e co-leader collaborando con molti esponenti di spicco del teatro italiano in progetti multimediali, discografici, quali Arnoldo Foà, Lella Costa, Angela Finocchiaro, Ivano Marescotti, Claudio Bisio.
Nel 1997 ha modo di registrare come solista con l’Orchestra Della Scala di Milano, musiche di scena scritte e dirette dal maestro Carlo Boccadoro, per il balletto Games. È infine attivo anche nel campo della didattica come ad esempio quale responsabile della cattedra di chitarra jazz al Conservatorio di Como.

 

Paolino Dalla Porta: (contrabbasso e composizione)

Paolino Dalla Porta è considerato uno dei più interessanti ed eclettici contrabbassisti della scena jazz italiana ed europea. Fin dai suoi esordi alla fine degli anni ’70, ha sempre cercato di coniugare vari linguaggi musicali che fondessero la musica improvvisata e creativa, la musica mediterranea ed etnica alla tradizione Jazz.
In oltre trent’anni di attività è stato promotore e collaboratore di moltissimi gruppi che grazie alla ricerca di musiche e linguaggi originali hanno contribuito alla creazione di quella che è stata definita come una vera e propria corrente di Jazz italiano ed europeo: Nexus, Stefano Battaglia, Enrico Rava, Maurizio Giammarco, Elena Ledda, Antonello Salis, Gianluca Petrella, Paolo Fresu e Tino Tracanna sono solo alcuni nomi di riferimento. Ha inoltre collaborato ed inciso con moltissimi musicisti internazionali, fra i quali Pat Metheny, Dave Liebman, Lester Bowie, Paul Bley, Kenny Wheeler, Sam Rivers, Mick Goodrick, Adam Nussbaum, Michel Petrucciani, Don Cherry, Aldo Romano, Mal Waldron, Roswell Rudd, George Garzone, Uri Caine, Bill Stewart, John Abercrombie, Kurt Rosenwinkel, Mark Turner, David Binney, Paul McCandless, Sainkho Namtchylak, Jeff Ballard, Steven Bernstein, Don Byron, John Tchicai, Avishai Cohen, e altri.

Oltre a innumerevoli tournée e concerti in tutto il mondo è titolare di una cospicua discografia di oltre centocinquanta titoli, di cui una trentina come autore e coautore ed è inoltre attivo anche nel mondo della composizione di colonne sonore cinematografiche. Insegna contrabbasso jazz al Conservatorio di Milano e di Piacenza e presso i Seminari Estivi di Siena Jazz e Nuoro Jazz. Dal 2015 è entrato a far parte del leggendario gruppo americano degli Oregon diretto da Ralph Towner ed oltre ad una intensa attività di free-lance, collabora stabilmente con Paolo Fresu, Tino Tracanna, Bebo Ferra, Giovanni Falzone, Dino Rubino, Zlatko Kaucic e dirige varie formazioni (dal solo al quintetto), per le quali compone ed arrangia musica originale. Nel 2008 è stato premiato dalla rivista InSound come miglior contrabbassista italiano e nel 2009 si è classificato al primo posto tra i contrabbassisti italiani nel referendum specializzato della rivista Musica Jazz.

Stefano Bagnoli

(batteria e composizione)

Nel 1978, appena quindicenne, inizia la sua attività sviluppando sino ad oggi un curriculum artistico invidiabile sia per le innumerevoli collaborazioni che per la monumentale discografia.
Tra i tanti artisti internazionali sono da citare le collaborazioni con Clark Terry, Harry Sweet Edison, Buddy De Franco, Johnny Griffin, Tom Harrell, Miroslav Vitous, Joe Lovano, Bob Mintzer, Randy Brecker, Uri Caine e Gil Goldstein. Suona stabilmente da anni nei gruppi di Paolo Fresu, Paolo Jannacci, Dado Moroni, Franco Cerri, Franco Ambrosetti oltre al nuovo progetto jazzistico di Massimo Ranieri “Malìa” con Enrico Rava e Rita Marcotulli. Talent scout e leader di proprie formazioni con il nobile scopo di promuovere giovani talenti, da anni sostiene un notevole impegno didattico sia come docente che come autore di numerosi metodi sulla batteria Jazz e sulle spazzole, argomento quest’ultimo di cui è un apprezzato portabandiera in Italia: “Brushman” così come è stato affettivamente definito ormai da anni dalla comunità batteristica, non smette di stupire.