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CANZONIERE GRECANICO SALENTINO

Piazza Alberica - Carrara
11 agosto 2017

DOPO I RICONOSCIMENTI INTERNAZIONALI ARRIVA L’ALBUM CHE CELEBRA I QUARANT’ANNI DEL GRUPPO,
IMPREZIOSITO DALLE COLLABORAZIONI CON LUDOVICO EINAUDI, ERRI DE LUCA, PIERS FACCINI E ALESSANDRO
GASSMAN
I live del CGS hanno attirato il favore di pubblico e critica tanto in Italia quanto all’estero: “Il Canzoniere è un tornado”, ha scritto il
New York Times, per il New Yorker “il gruppo ha pochi pari nella world music contemporanea”, per il The Guardian il
loro “è stato uno dei concerti più esaltanti del Womad” per L’Independent “ è raro che la musica tradizionale suoni così intensa,
misteriosa e attuale”.
Il Canzoniere Grecanico Salentino, è capitanato da Mauro Durante (voce, percussioni, violino) e annovera al suo interno alcuni tra
i migliori artisti pugliesi: Emanuele Licci, (voce, chitarra, bouzouki) Maria Mazzotta (voce, percussioni) Giancarlo
Paglialunga (voce, tamburello) Massimiliano Morabito (organetto) Giulio Bianco (zampogna, armonica, flauti, fiati popolari)
Silvia Perrone (danza).
“Quaranta” è prodotto da Ian Brennan (Bill Frisell, Jovanotti, Flea, Lucinda Williams) vincitore di un Grammy nel 2012 per
l’album “Tassili” dei maliani Tinariwen e, come avviene sempre per i dischi del Canzoniere, vede la partecipazione di grandi ospiti: il
pianista e compositore Ludovico Einaudi scrive insieme a Mauro Durante la musica del brano “Taranta”, in cui suona anche il
pianoforte, il cantautore francese Piers Faccini ha firmato il testo “I love Italia”, unica traccia in inglese del disco, la Fanfara
Tirana suona in “No Tap” mentre il basso di Valerio Combass è presente in diverse tracce del disco. Altro ospite eccellente è
lo scrittore Erri De Luca autore del testo di “Sola Andata”, primo singolo dell’album che è valso al gruppo il premio Arte e diritti
umani 2014 di Amnesty International Italia. Un brano che affronta il difficile tema degli immigrati che arrivano nel nostro
paese dopo lunghe e rischiose traversate via mare, rappresentato magistralmente dal video clip girato sulle coste leccesi da
Alessandro Gassman.
Voci stratificate che rimandano a un passato ancestrale, ritmi vorticosi ipnotici e travolgenti, ballate dolci e delicate, tutto questo è
“Quaranta” un album dove violino, tamburelli, corde, organetto e fiati creano soluzioni musicali mai scontate mescolando passato e
presente e diventando baluardo di una tradizione che si rinnova; il coronamento di un percorso iniziato dal fondatore Daniele
Durante nel 1975, ma anche il terzo disco di un nuovo corso impresso nel 2007 dal figlio Mauro, oggi trentenne, che da allora ha
preso in mano le redini del gruppo per dargli una nuova direzione e una nuova linfa.
Le 13 tracce attraverso cui si dipana la cifra poetica del Canzoniere – per lo più in dialetto salentino e in griko, con sporadiche
incursioni nell’italiano e nell’inglese – sono piccoli gioielli in bilico tra tradizione e innovazione che fanno trasparire un’urgenza
comunicativa non comune fondendo sapientemente testi che trattano temi strettamente attuali con un linguaggio musicale popolare
rivisto e riarrangiato secondo un gusto contemporaneo.
Ed è proprio nelle radici popolari che troviamo l’origine del concept di questo disco: “Siamo partiti da una riflessione sull’eredità del
tarantismo – racconta Mauro Durante – La taranta era quel demone zoomorfo, quel male di vivere, che dall’esterno entrava dentro di
te attraverso il morso e che ti impediva la felicità e il proseguimento sereno della vita. Attraverso un complesso rituale la comunità lo curava,
permettendogli di esorcizzare i suoi demoni e riprendere la vita.
Oggi il tarantismo non esiste più, ma a pensarci bene non è la taranta ad essere morta, ma solo la terapia rituale. Oggi il male di vivere,
la taranta, ha solo forme in parte diverse rispetto al passato, ma è più viva che mai. A non esserci più è quel dispositivo sociale sistematico, che
permetteva a chi stava soffrendo di non essere abbandonato, ma anzi, di essere “reintegrato”.
Ed infatti la solitudine, la difficoltà di trovare lavoro ed il proprio posto nel mondo, la crisi, il rapporto con l’ambiente,
l’incomunicabilità, le migrazioni vecchie e nuove, l’isolamento sono responsabili del male di vivere dell’oggi e sono anche i temi cardine
di questo album dove il songwriting lucido, ironico e mai banale si fonde alla perfezione con la capacità unica del CGS di rielaborare
alla perfezione il linguaggio della musica popolare.